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    Ronci Stefano
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    Ronci Stefano

    STEFANO RONCI – BIOGRAFIA

    Nel 1999 si laurea con lode in Architettura a Firenze. Intraprende, contemporaneamente lo studio della filosofia presso l’ateneo fiorentino nell’indirizzo di estetica, e consegue inoltre la specializzazione biennale post laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

    Viene invitato nel 2006 a partecipare alla collettiva curata da Vanja Strukel al Palazzo Pigorelli di Parma sui giovani artisti emergenti dell’Emilia Romagna. Nel 2005 e nel 2006 è fra i finalisti del Premio Celeste, curato da Gianluca Marziani. Nel 2007 è invitato a partecipare al Bac, festival delle arti audio- visive di Barcellona.

    Nel 2015 a Bologna e a Berlino è tra gli artisti ospiti di Macrocosmi, mostra organizzata da CUBO, museo d’impresa del gruppo Unipol. Nel 2016 è chiamato a partecipare al Festival Internazionale della fotografia di Reggio Emilia.

    E’ gli artisti selezionati per la terza edizione della Biennale del Disegno di Rimini nel 2018 e nel 2019 è tra i finalisti del premio internazionale “Swiss original handmade creative project” a cura di Emmentaler Switzerland.

    L’azienda Arredoquattroindustrie di realizzare l’opera per la celebrazione del quarantennale dalla sua fondazione nel 2020, e realizza un’installazione video permanente di 11 metri.

    Nel 2022 è vincitore del concorso per la celebrazione del decennale di CUBO (museo d’impresa Unipol) con l’opera “DiecialCUBO”.

    Stefano Ronci – Opere

    Le opere di Stefano Ronci sono espressione del genius loci romagnolo in cui il carattere gioviale, gaudente, autentico, un po’ malizioso e irriverente incontra la capacità innata di saper costruire qualcosa con niente.
    Quelle di Ronci sono opere visivamente piacevoli, esteticamente raffinate e giocate su una composizione rigorosa in cui la materia, qualsiasi essa sia, si esibisce come esito di un processo di trasformazione che è parte integrante del lavoro stesso.

    Il ciclo – Condense

    Nel ciclo Condense, il confine si fa ancora più sottile: nuvole di vapore superfici riflettenti e accoglie segni effimeri tracciati con le dita. L’opera diventa un passaggio, un archivio temporaneo di presenze dove non è più possibile distinguere con certezza il gesto dell’artista da quello del visitatore. Qui il confine non separa, ma connette, rendendo visibile l’invisibile e restituendo centralità al corpo, allo spazio e al tempo come esperienze condivise.

    Il Ciclo – Mappe

    Nel Ciclo Mappe è interessante vedere come nuove mappe si spiegano, si riscrivono e si immaginano.