Munari Bruno
Scultura da viaggio 1959
Opera Multipla
tecnica: Cartoncino giallo
misura: cm 21,5×42,5×18
data: 1959
tiratura: 150 esemplari
note: firmato e numerato dall’artista al centro
Da C. Laszlo “La Lune en Rodage 1” Basilea, Editions Panderma, 1960
Approfondimento:
La Lune en Rodage. Basilea: Carl Laszlo, Edizioni Panderma, 1960. 2° (323 x 330 mm). 63 opere originali tra cui un bassorilievo in copertina, stampe, fotografie, capovolte in fogli di testo stampato e musica (alcune opere variano da libro a libro) di vari artisti tra cui Lucio Fontana Piero Manzoni Enrico Castellani, Bruno Munari, Man Ray, Eugène Ionesco , Jean Arp, Arman, Carl Laszlo, Bazon Brock, Otto Piene, Hundertwasser e altri, 54 firmati dagli autori.Tavole originali che imitano il legno con piccolo bassorilievo in metallo di Gio Pomodoro in copertina superiore, dorso in tela con scritte e viti intrecciate.
Prezzo: Trattativa riservata
Sculture da viaggio
Le prime sculture da viaggio risalgono al 1958.
Ecco come Munari descrive questi “oggetti a funzione estetica”:
“Nella valigia normalmente mettiamo oggetti a funzione pratica, ci preoccupiamo di avere il necessario per la pulizia personale e gli indumenti di ricambio, mettiamo il sapone persona-le, il rasoio, camicie e mutande; mettiamo anche oggetti di collegamento con il nostro mondo affettivo: le foto delle persone care. Qualcuno cura anche l’estetica degli indumenti, li sceglie secondo accordi di colore: questa cravatta e questa maglia con questi calzoni.
Ben pochi si preoccupano di mettere nella valigia qualcosa che mantenga il collegamento col proprio mondo culturale. Si sa, molti non hanno un mondo culturale, ad altri dà addirittura fastidio, qualcuno crede che sia un altro pianeta. Le camere d’albergo hanno un aspetto piuttosto anonimo, non si può pretendere, d’altra parte, che abbiano qualche sia pur minimo riferimento con una certa estetica. Possiamo dire che devono essere anonime proprio perché devono ospitare gente di ogni tipo. In queste camere non si sa veramente dove posare gli occhi nel momento in cui stiamo per spegnere la luce.
Io guardo la finestra, Giovanni guarda San Giovanni, Maria guarda l’interruttore perché di solito prende in mano il pomolo della sedia per spegnere la luce. Se ci fosse un oggetto, leggero e poco ingombrante, un oggetto da portare con sé, che avesse una funzione puramente estetica (visto che per le funzioni pratiche ci siamo già occupati), potrebbe fare da collegamento con il nostro mondo estetico culturale moderno. Come a casa nostra.
S’intende che si parla qui di estetica dei nostri tempi, poiché pensiamo al viaggiatore moderno che non va in diligenza ma in jet. Un viaggiatore giovane di fuori e anche di dentro.
Un tipo che appartiene a una cultura internazionale, non un analfabeta culturale. E siccome una persona non è completa se non cura tutte le parti di se stessa, non solo l’apparenza ma anche la sostanza, ecco che nasce da un certo punto, quasi chiamato dalle esigenze vitali più complesse, la Scultura da viaggio.”


