Galleria Granelli
Galleria di Arte Contemporanea a Castiglioncello
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Antologica Pascali Pino

Pino Pascali - Antologica - Mostra online

invito galleria Pascali

15 febbraio – 30 Maggio
Galleria Granelli – Castiglioncello – LI

aperti solo su appuntamento

 

Una retrospettiva di opere selezionate nel tempo, una collezione raffinata di sculture, opere su lamiera, su tavola, ricerche varie con tecniche miste, sperimentazioni di ogni tipo che documentano la natura energica, sprizzante, originale e geniale di Pino Pascali.

Catalogo Iemme Edizioni a cura di Graziano Menolascina

 

 

 

Brevi note

La carriera artistica di Pascali è breve e folgorante. Si era diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1959 e aveva cominciato subito a farsi notare come scenografo. Aveva eseguito bozzetti, disegni e “corti” per “Carosello” e altre trasmissioni tv, oltre che disegni e plastici di velieri, treni, corazze. Per suo conto sperimentava intensamente.

Nel 1965 aveva tenuto la sua prima personale, a Roma nella prestigiosa galleria “La Tartaruga”. In soli tre anni si era imposto all’attenzione dei maggior critici d’arte italiani (Vivaldi, Calvesi, Grandi, Rubiu, Boatto, Bucarelli, De Marchis) e di galleristi d’avanguardia, come Sargentini, Sperone, Iolas (che lo presentò nel 1968 a Parigi). Proprio nell’estate del 1968 aveva partecipato su invito con una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia.

Era la sua consacrazione: dopo la sua scomparsa, a mostra ancora aperta, gli fu conferito il Premio internazionale per la Scultura. Scultore, scenografo, performer, Pascali coniuga in modo geniale e creativo forme primarie e mitiche della cultura e della natura mediterranee (la Grande Madre e Venere, il Mare, la Terra, i Campi, gli attrezzi e i riti agricoli) con le forme infantili del Gioco e dell’Avventura (animali della preistoria, dello zoo e del mare, giocattoli di guerra, il mondo di Tarzan e della giungla, bruchi e bachi, travestimenti, Pulcinella).

Traduce questo mondo dell’immaginario in forme monumentali e strutture essenziali, concise, come il romanico pugliese e il bestiario medievale delle sue chiese; ma nel contempo rimandano alle icone della dilagante cultura di massa (il fumetto, il cinema, la moda). realizza le sue “false sculture” con materiali fragili ed effimeri (tela, legno, lana d’acciaio, pelo acrilico, paglia, raffia). In questo modo dà una sua originale risposta critica (italiana e meridionale) alle nuove tendenze che venivano dall’America: la Pop Art, la Minimal Art. Precorre l’Arte Povera, la Body Art, l’arte concettuale degli anni Settanta.

Opere di  Pino Pascali nei Musei in ITALIA:

GAM Torino

GNAM Roma

MACRO Roma

Museo città di Livorno

Museo comunale d’arte moderna Spoleto

Pinacoteca  arte moderna, Avezzano – L’Aquila

Fondazione Museo Pino Pascali

Pinacoteca Bari

Fondazione Prada Milano

Opere di Pino Pascali nei Musei del MONDO:

TATE, Londra

Centre Pompidou, Parigi

Musée Départemental d’Art Ancien et Contemporain, Epinal

MUMOK, Vienna

Musée d’art Moderne e Contemporaine, Strasburgo

Osaka City Museum of Modern Art, Osaka

MoMA, New York

Toyota Municipal Museum of art, Toyota

Macedonian Museum of Contemporary art, Salonicco

Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz

 

 

“Quando si dice la fantasia di un bambino. Guardando le opere di Pino Pascali, vengono in mente i disegni infantili. I soldatini e i missili, le balene, le famiglie. Tutti resi con pochi tratti, in una tavolozza piena di colori. Questi bozzetti, collages,schizzi e storyboard vengono dal mondo della pubblicità e della televisione che negli anni Sessanta aveva accolto (e lasciato libera) la sua inesauribile vena creativa, collaborando con Lodolo&Saraceni e con il Centro di produzione Rai.

Questo  campo aperto era per Pascali ossigeno rispetto alla cultura anni Sessanta, che riteneva asfissiante e rifiutava fermamente, insieme alla pittura ufficiale e alla figura “sacrale” dell’artista.

In quei disegni infantili, nella semplicità di pochi gesti spontanei, aveva perciò trovato la gioia di liberarsi dagli schemi e condizionamenti culturali, dando corpo ad un’estetica di sovversione…” 

Federica Lessi – Il Tirreno